Mia madre quando grida il mio nome per svegliarmi la mattina La gente falsa L'umidità L'invidia
Amo
Ballare Scrivere Affondare le dita nella sabbia e sentire che è fredda Il bagno di mezzanotte Mia madre quando sorride L'odore dei vecchi libri La passione L'odore del cocco Sentirmi apprezzata per come sono Riuscire ad essere me stessa
L'amore, tutti non fanno altro che parlarne, come se fosse la cosa più importante del mondo, il motore da cui tutto ha origine e che tutto sprigiona, il perno intorno a cui tutto si muove armonicamente, ciò che ti spinge a compiere le azioni più impensate, l'unico strumento ch possa seriamente fronteggiare il tuo cervello e averla vinta, ciò che ti fa sentire odore di alberi di pesco in una mattina di primavera, ciò che ti permette di volare e di toccare il cielo con un dito, anche se solo per un istante... ciò che sa distruggerti e scalfiri internamente senza un'esterna manifestazione...
L'amore, tutti non fanno altro che parlarne
"Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarrae un pianoforte sulla spalla,come i pini di Roma la vita non li spezza,questa notte è ancora nostra,come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati.Le bombe delle sei non fanno male,è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza,tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,stasera al solito posto, la luna sembra stranasarà che non ti vedo da una settimana.Maturità t'avessi preso prima, le mie mani sul tuo senoè fitto il tuo mistero,e il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,non fermare ti prego le mie manisulle tue cosce tese, chiuse come le chiesequando ti vuoi confessare.Notte prima degli esami, notte di polizia,certo qualcuno te lo sei portato via,notte di mamme e di papà col biberon in mano,notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra,notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni,notte di sogni di coppe e di campioni,notte di lacrime e preghiere,la matematica non sarà mai il mio mestiere,e gli aerei volano alto tra N.York e Mosca,ma questa notte è ancora nostra,Claudia non tremare, non ti posso far male, se l'amore è amore.Si accendono le luci qui sul palcoma quanti amici intorno che mi viene voglia di cantare,forse cambiarti, certo un po' diversima con la voglia ancora di cambiare,se l'amore è amore - se l'amore è amore - se l'amore è amore -se l'amore è amore - se l'amore è amore ... "
sono le 11 di sera e il sonno si appropria del mio corpo cellula dopo cellula, respiro dopo respiro. E' strano come la vita possa prendere strade, direzioni diverse nel giro di pochi mesi. D'altronde sono solo le 11; un anno fa per me sarebbe stata l'alba, e ora non mi reggo in piedi. E' passato troppo tempo dall'ultima volta che ho provato a scrivere qualcosa, e non è, credetemi, come andare in bicicletta; è come se avessi dimenticato come si fa.
Un'ameba deforme.
Parlavamo stasera, di ciò che eravamo, e di ciò che saremo. E mi è sembrato, solo per un momento, che il tempo mi avesse catapultato indietro, quando tutto era incoscenza innocenza indecenza noncuranza, quando qualsiasi gesto era compiuto semplicemente perchè voluto, senza nessun freno o sega mentale.
Ma perchè ogni movimento cerebrale è diventato così fottutamente faticoso?
E' passato talmente tanto tempo dall'ultima volta che ho scritto, che ho quasi paura di pigiare questi tasti un po' consumati. Non leggo, non scrivo, sono vittima di una pseudo vegetalizzazione celebrale consapevolmente inconsapevole.
E intanto, il mondo gira, ruota, o semplicemente rotola ed io con lui.
E l'onda mi trascina trasportandomi alla deriva dell'anima. Probabilmente rinascerà.
E intanto immagino baobab profumati di lillà.
"Il coccodrilletto nel fiume un dì discese, e a nuotar sorprese di pesci un bel gruppetto, e tutto arcigiulivo gli artigli suoi arrotò, dischiuse poi le fauci e i pesci si mangiò."
Cosa esser tu? O meglio, chi esser tu? Potrebbe essere la domanda del secolo, o del millennio, o di sempre perchè no. L'evidenza insegna che il più forte si pappa sempre i più deboli, e che quindi bisogna arrotar gli artigli e prepararsi a combattere.
Chi siamo allora? Dei combattenti? Un miscuglio indefinito di perdenti e vincenti interscambiabili, ma mai totalmente forti o totalmente deboli.
La ruota gira? Se vogliamo, forse sì, ma saremo e siamo sempre noi a spingerla, a farla girare, correndo senza arrivare da nessuna parte.
"Credo che domani proverò a dipingere", ho pensato. Ma dov'è finito il mio ultimo disegno? In qualche posto sperduto della mia camera; incompleto. Un'idea geniale e non finita. C'è sempre qualcosa di incompleto nella mia vita; forse perchè non ho il coraggio di credere fino in fondo in ciò che faccio; e preferisco non finire ciò che potrebbe rivelarmi la realtà: talento o mancanza totale di esso.
Ho sonno, ed è tardi. Ho bisogno di ritrovare la mia libertà.
Rileggevo i miei aborti di racconto, scenari disossati ripieni di aria fritta e croccante, consapevolmente cosciente della deficienza e inefficienza delle mie parole anche su me stessa, e devo ammettere che sono piacevolmente soddisfatta della mia mancanza attuale di qualsivoglia impulso letterario, tale da non arrecare danno a nessuno. Nessun dorma. O sia sveglio. Insomma, fate quel che vi pare. Mi darò all'ippica; non ai cavalli sia ben inteso, ma ad una comune pratica di cavalcamento.
Ho cominciato a scrivere su un quaderno, e a non fidarmi più del mio pc, da quando dopo una semplice formattazione ho perso più di metà di tutto ciò che avevo scritto in tutta la mia vita. Cretina io a non aver copiato la roba da qualche altra parte. Ma vabbè, se non sbaglio successe anche ad Hemingway di perdere tutti i suoi lavori per colpa di una moglie disattenta.
Questo pomeriggio tornavo a Pisa dal mare, e la domenica non mi è mai sembrata così sonnacchiosa, con le luci che diventavano sempre più rosate, scolpendo le curve collinari che mi facevano pensare ad un nudo di donna, dipinto su un quadro banalmente azzurro. E gli elicotteri danzavano a spegnere l'ennesimo incendio.
Le colline ardevano impazienti di essere spente.
E goccia a goccia fa male dentro me...
Penetrante e leggera. L'aria scivolava lentamente sotto il vestito di tulle e taffettà. Era così fredda. Non volevo indossare quell'abito, mi faceva sembrare una bambolina di porcellana con le gote e il naso rossi dal gelo.
Fissavo immobile la croce uncinata sulla sua testa. Avrei voluto staccarla dalla parete e conficcargliela in testa, un Cristo in croce.
Ma i polsi e le caviglie legati alla testa del letto mi immobilizzavano come il peggiore dei veleni.
E lui era lì, noncurante, seduto alla sua scrivania, immerso tra fogli e cambiali, completamente dimentico di me, ma cosciente della possibilità di usarmi all'occorrenza.
Mi aveva presa e catturata, prelevata dal mondo fluttuante in perpetua mareggiata ed infilata in un'ampolla di vetro come il più miserabile dei pesci rossi.
Le mie gambe erano forzatamente aperte, pronte a riceverlo, ogni giorno. Passava ore a imboccarmi come se fossi stata una bambina ingenua e menomata, annusava i miei odori più nascosti e se ne appropriava ingordo e insaziabile.
E ogni giorno aspettavo impaziente il suo arrivo, non potevo più fare a meno di quell'intrusione poderosa e invadente. Anche lui in qualche modo era diventato mio. Aveva congelato la mia essenza e trasformata in dipendenza da ciò che io non avevo e che desideravo sempre più.
E ad un tratto non fui più sola. Qualcosa dentro di me si stava muovendo e prometteva di portarmi via da quella prigione d'amore.
Sangue e una poltiglia informe fra le cosce doloranti. Letto di sangue, gambe di sangue, braccia di sangue.
Quando lui tornò, non gli rimase altro che una bambola di porcellana.